20 anni di insuccessi e ancora si sentono salvatori della Patria

20 anni di insuccessi e ancora si sentono salvatori della Patria

Ascoltando ieri 11 dicembre gli stralci insistiti del discorso di Letta sulla fiducia al suo governo che riportavano in mille salse i suoi attacchi a Grillo (indirettamente al M5S) e la sottovalutazione del movimento di protesta in atto in tutta Italia mi sono venute alla mente alcune considerazioni di uno che crede a una democrazia attenta nei fatti a portare solidarietà e condivisione con parole di verità.

Un presidente del consiglio di tutti gli Italiani doveva astenersi dal togliersi i sassolini dalle scarpe e tracciare precisi adempimenti, non promesse ed auspici. Ma tant’è in questi tempi di talk-show è bene mettere in mostra vecchie e nuove strategie che comprendono appunto le invettive contro chi non si adegua, se sono tanti, e trascurare le proteste e le angosce delle minoranze del paese. Dieci milioni di poveri sono una minoranza rispetto agli altri cinquanta milioni. Il governo dovrebbe rispondere ai diritti di tutti i cittadini, anche di quelli che gli sono antipatici. La battaglia politica (espressione che non mi piace) sia fatta dalle forze politiche e non dal presidente del Consiglio.

Noto che sostenere i manifestanti in Ucraina è una cosa ritenuta buona auspicando che quella polizia non carichi i manifestanti, loro concittadini. Sostenere i manifestanti in Italia invece è sbagliato perché le autorità dichiarano che solo loro lavorano per il bene del paese ed è agire da statisti reprimere i dissenzienti anche quando avessero buone ragioni.

La strategia usata contro il M5S considerato”avversario” – altra parola che non mi piace – pericoloso è quella di usare luoghi comuni per demolire chi non ti applaude buttati lì senza argomentazioni come incompetenti, populisti, sfascisti e … istigazione alla violenza, liste di proscrizione, estendendo a tutto un movimento quello che forse potrebbe essere criticabile per uno.

Tali dichiarazioni in gran parte sono aprioristiche prive di fondamento stabile e ragionato. Inoltre si trova sempre qualche vecchio “saggio” che avvalora ogni cosa che venga dal potere.

Riguardo poi ai giornalisti Letta e compagni dovrebbero chiedersi come mai l’Italia è valutata al sessantesimo posto come libertà d’Informazione.

Leggendo i giornali ho assistito alla reazione delle classi e strutture dominanti che applaudono il capo che ha dimostrato grinta. Secondo me temono per la loro posizione di privilegio e sperano che tante persone fra quelle che sono in reali difficoltà credano ancora in loro, alla loro opera giornaliera per il bene di tutti, specialmente delle classi più deboli. Malgrado vent’anni di insuccessi per la promozione economica e sociale dell’Italia, si propongono nuovamente come salvatori della patria. Non riesco a dare loro fiducia, ma speriamo in bene, dimenticando un discorso applaudito ma vuoto.

Piergiorgio Comai – Vervò

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